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VITA
[26 aprile] L’IMMAGINE DELLA CREATIVITA’ PUBBLICITARIA NEI RESPONSABILI DI MARKETING tesi di Federica Zaninoni
Federica Zaninoni
Questa ricerca si pone come oggetto di studio la rappresentazione della creatività pubblicitaria nei responsabili di marketing.
Che cos’è, esattamente, la creatività? Come si vedrà in seguito, molteplici studi hanno tentato, e tentano tuttora, di fornire una risposta esaustiva a questo interrogativo: allo stato attuale delle ricerche non è possibile delineare una definizione ben precisa di creatività, bensì un insieme di ipotesi di definizione che spaziano dall’ambito psicoanalitico a quello cognitivista, senza tuttavia spiegare che cosa sia, per certo, la creatività.
Un creativo ha un determinato concetto di se stesso, probabilmente diverso dal concetto che un altro creativo può avere di sé. Le persone estranee al mondo della pubblicità hanno una concezione ancora diversa di creatività e di creativo, e ancora differente sarà l’immagine di creatività che i responsabili di marketing hanno dell’oggetto in questione. E’ stato questo terzo punto di vista ad ispirare la ricerca che seguirà, e con essa ci si propone appunto di indagare sul significato che assume il termine “creatività” per coloro che ogni giorno si trovano di fronte ad essa per esigenze professionali, non come creativi, bensì come utenti.
Nella prima parte di quest’indagine verrà fornito un quadro generale dell’oggetto di studio; dopo aver introdotto brevemente il concetto di pubblicità, si sottolineerà l’importanza dei fattori che vi prendono parte, quali gli obiettivi e gli effetti della pubblicità, l’efficacia dei messaggi pubblicitari, la pressione pubblicitaria ecc. Nella seconda parte il centro dell’attenzione verrà posto in particolare sulla creatività pubblicitaria; saranno riportate alcune teorie sulla creatività, si cercherà di delineare il profilo psicologico della persona creativa e si discuterà sulla natura ordinaria o straordinaria della creatività. La terza parte consisterà nell’illustrazione e discussione dei risultati di ricerca.
In appendice vengono riportate:
-la traccia di intervista
-le risposte dei responsabili di marketing.

[scarica la tesi in formato pdf]



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[23 febbraio] “Mobbing, patologia delle relazioni nei contesti lavorativi” tesi di BARBARA FAVA
La tesi affronta l’argomento del fenomeno mobbing nei contesti lavorativi.
Nella prima parte si analizza il fenomeno da un punta di vista teorico per arrivare a delineare una definizione del concetto di mobbing come violenza psicologica esercitata nei luoghi di lavoro nei confronti di una vittima designata.
Secondo l’approccio sistemico il mobbing emergerebbe come proprietà olistica del sistema azienda che non può essere ricondotto alle proprietà dei suoi singoli elementi, per cui non sarà mai possibile all’interno di un’azienda individuare il punto da cui parte il mobbing, né darne una spiegazione causale.
Nella seconda parte si riportano i risultati di una ricerca svolta tra alcuni operatori dei centri di ascolto anti-mobbing, dalla quale emerge che le violenze psicologiche subite dalle vittime di mobbing hanno un pesante impatto a livello relazionale sia all’interno del luogo di lavoro che all’esterno di esso. In particolare gli operatori che entrano a contatto con le vittime di mobbing riportano che frequentemente per le vittime avviene un deterioramento nelle relazioni familiari, fenomeno descritto in letteratura come “doppio mobbing”.
In seguito vengono descritti quattro casi di mobbing lasciando parlare direttamente le vittime tramite i loro racconti.
La testi si conclude con un’intervista a un sociologo esperto di mobbing su quali sono i possibili rimedi per arginare il fenomeno.

scarica la tesi in formato pdf


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[05 luglio] IMPLEMENTAZIONE DI UN SOFTWARE DIDATTICO Tesi di Alice Scalabrini
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PARMA
FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA
CORSO DI LAUREA IN PSICOLOGIA

Modalità di presentazione del compito:
sistema software e sistema carta e penna a confronto

Alice Scalabrini

“Non conosco altra maniera
di trattare i grandi compiti
che non sia il gioco:
fra i segni della grandezza
questo è il presupposto essenziale”

F. Nietzsche



Lo scopo di questa ricerca consiste nel sottoporre ad un attento esame le potenzialità e le limitazioni di un software per l’apprendimento discriminativo della lettura, tramite una sperimentazione condotta su un campione di 522 soggetti, aventi un’età compresa tra i 3 ed i 5 anni...


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LA PROFESSIONALIZZAZIONE DEL VOLONTARIATO NEL SOCCORSO SANITARIO EXTRA-OSPEDALIERO Tesi di Tiziano Costa
Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano
Corso di Laurea in Scienze Politiche

Tiziano Costa
Proviamo ad immaginare quale percezione può avere il cittadino comune che, transitando davanti al Pronto Soccorso di un ospedale, vede alcune ambulanze. Se non è particolarmente informato è verosimile che sia portato a credere che quei mezzi siano dell’ospedale stesso. Probabilmente è anche convinto che su ogni ambulanza ci sia un medico; oppure ritiene che il servizio sia sempre svolto da quelle figure genericamente definite come “volontari” di cui, in fondo, poco o nulla si conosce.
In realtà il ruolo degli ospedali nel soccorso extra-ospedaliero è sempre stato marginale, pochi presidi erano dotati di ambulanze per svolgere questo servizio e, con l’istituzione del numero unico “118” per il soccorso sanitario anche gli ultimi ospedali, che ancora garantivano un servizio di ambulanza, lo hanno abbandonato.
Nei fatti la realtà del soccorso nella Provincia di Milano, dalla nascita delle prime associazioni (dalla seconda metà del XIX secolo) fino ai giorni nostri, si è sempre basata sulla libera scelta dei singoli che davano la loro disponibilità e il loro tempo per garantire un servizio essenziale alla popolazione che lo Stato non poteva o voleva assicurare.


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[18 maggio] L’evoluzione storica delle attività di soccorso ed i rischi connessi al ruolo di soccorritore di Gilda Pepe
Università degli studi di Perugia
Facoltà di Scienze della Formazione
Corso di Laurea in Coordinamento delle Attività di Protezione Civile

gilda pepe
“Ci separammo senza molte parole: ma nel momento del congedo,
in modo fugace eppure distinto,
sentii muovere da me verso di lui una solitaria onda di amicizia,
ventata di tenue gratitudine,
di disprezzo, di rispetto, di animosità, di curiosità,
e del rimpianto di non doverlo più rivedere.”
P. Levi

La storia di Primo Levi, chimico torinese deportato nei campi di concentramento di Auschwitz, dà l’avvio all’analisi di una composita e moderna realtà chiamata volontariato, partendo dall’episodio del distacco tra lo scrittore e un suo compagno di avventura di nazionalità greca. Un rapporto assimilabile a quello tra il soccorritore e la persona bisognosa d’aiuto, soprattutto per ciò che riguarda i sentimenti provati nel momento del congedo.
Cosa spinge svariate migliaia di persone a partecipare ad attività di volontariato?
I soccorritori sanno cosa comporterà loro operare in situazioni di emergenza?
La maggior parte dei volontari mira ad una soddisfazione personale od unicamente ad alleviare le sofferenze dell’altro?


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[05 giugno] Solitudine e autoefficacia in adolescenza. a cura di Mauro Zaccarelli
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Spesso in letteratura si assegna al termine solitudine diversi significati possono essere attribuiti tre diversi significati (Gotesky 1965; Marcoen e Goossen 1993; Corsano 1999; Miceli 2003)
Abbiamo così:
1- quella che in inglese viene definita aloneness, ovvero la condizione oggettiva di solitudine fisica, priva della connotazione emotiva ad essa associata;
2- la loneliness, che indica la dimensione soggettiva della solitudine, la sofferenza psicologica che deriva dal “sentirsi soli”; il senso di vuoto e di mancanza che può essere ricondotta, ma non necessariamente, alla aloneness;
3- la solitude, quel sottile, ma profondo, desiderio di solitudine intesa come momento in cui l’individuo si isola per riflettere su di sé o per impegnarsi in attività cognitivamente impegnative o intrinsecamente attraenti, come ad esempio i momenti di produzione artistica.
continua


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[04 giugno] Ruolo e complicità delle figure parentali, in particolare della madre, nei processi di abuso sessuale, abuso psicologico e maltrattamento. a cura di Sarah La Marca
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L’abuso sessuale ed il maltrattamento infantile sono una delle tante forme di psicopatologia che colpiscono la famiglia. La letteratura a volte compie l’errore di trattare l’abuso sessuale in un grande calderone correndo il rischio di non delineare bene i confini e soprattutto le differenze che ci sono tra le parafilie (pedofilia), e le dinamiche incestuose intrafamiliari.
L’incesto nell’immaginario collettivo è rappresentato nella maggior parte dei casi da un padre che abusa della figlia femmina.
In realtà esiste una forma di abuso molto più complessa e con conseguenze di gran lunga peggiori. Si tratta dell’abuso che vede la madre responsabile sia dell’abuso sessuale e di una serie di maltrattamenti che vanno da quelli fisici a quelli psicologici. La figura materna spesso è protagonista delle più spietate forme di maltrattamento infantile, e non solo molte volte la si vede complice nella complessa e dolorosa dinamica incestuosa.
Gli indicatori fisici, comportamentali e psicologici sono disparati e purtroppo non permettono una sicura e diretta individuazione dell’abuso.
continua


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[03 giugno] Stress, burnout e patologie osteoarticolari in operatori addetti all’assistenza di fasce deboli: studio pilota in una cooperativa sociale. A cura di Ester Scaravelli
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Recentemente è stata posta molta attenzione alle condizioni lavorative degli operatori dei servizi socio assistenziali, condizioni che influiscono sul servizio fornito all’utenza e sulla vita dell’operatore stesso.
Tali ricerche hanno evidenziato l’importanza dei fattori organizzativi nella genesi di disturbi quali il burnout, lo stress lavorativo e le patologie osteoarticolari.
Tradizionalmente tali ricerche sono state compiute tra i lavoratori del settore pubblico (ospedali, centri di cura e di riabilitazione, cliniche psichiatriche, ecc...). Nessuna ricerca si è ancora occupata di indagare tali problematiche tra gli operatori di cooperative sociali, forma di organizzazione in forte espansione nella gestione dei servizi socio-assistenziali.
continua


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